Educazione affettiva: 140 ragazzi in palestra a parlare di sessualità.

Cosa ci dice la generazione Z sull’educazione affettiva e sessuale che noi adulti non vogliamo sentire?

La mattina di martedì 27 gennaio entrando nella palestra del Liceo Gobetti di Genova trovo 140 ragazzi e ragazze seduti davanti a me. Sono lì volontariamente, durante il loro periodo di pausa didattica, quando avrebbero potuto scegliere qualsiasi altra attività. Hanno scelto di partecipare al nostro incontro. Hanno scelto di parlare di educazione sessuo-affettiva.

Sono stata chiamata in qualità di presidente dell’associazione Sesto Senso APS, per parlare di educazione affettiva e educazione sessuale e mi avevano avvertita: “È l’attività con il più alto numero di adesioni”.

Quel numero – 140 – non è una statistica. È una chiamata di aiuto silenziosa. È la prova concreta che il bisogno esiste, è urgente, e non può più essere ignorato.

Insieme alla dott.ssa Alexia Delzenne, docente e socia dell’associazione Sesto Senso APS, ho preparato un incontro lontano dall’approccio accademico tradizionale. Volevo arrivare dritta al cuore dei ragazzi, parlare la loro lingua, creare uno spazio sicuro dove le domande potessero emergere senza paura di giudizio.

Abbiamo affrontato temi che troppo spesso vengono lasciati nell’ombra:

La biologia della sessualità, perché tante false credenze nascono semplicemente dal non conoscere il proprio corpo. Come possiamo pretendere che i ragazzi si rispettino se non sanno nemmeno come funzionano?

La connessione tra salute mentale e sessualità, un legame potentissimo che viene sistematicamente ignorato. La sessualità non è separata dal nostro benessere psicologico: è parte integrante di chi siamo.

Il processo verso il proprio piacere, che prima di tutto è personale e individuale. Un concetto sconosciuto alla quasi totalità degli adulti, figuriamoci agli adolescenti. Eppure, conoscere il proprio piacere significa conoscere sé stessi, i propri confini, i propri desideri.

Il rispetto del corpo e il riconoscimento delle emozioni, le fondamenta di qualsiasi relazione sana con sé stessi e con gli altri.

Il consenso – e non è casuale che ne abbiamo parlato proprio il 27 gennaio, giorno in cui si votava l’emendamento Buongiorno che modifica il modello dal “consenso attuale” al “dissenso” o “volontà contraria”. Un cambio di paradigma che i ragazzi devono comprendere.

I confini, personali e relazionali. Dove finisco io e dove inizi tu? Come si comunica un limite? Come si rispetta quello degli altri?

La protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili, un tema di salute pubblica drammaticamente attuale. I dati parlano chiaro: c’è stato un rapido aumento delle MST negli ultimi anni, dovuto proprio alla mancanza di informazioni di base.

Il silenzio che grida

A un certo punto della lezione, ho fatto una domanda diretta: “Vi sentite tranquilli a parlare di questi argomenti con i vostri genitori?”

La risposta è stata: “No, non ne parliamo.”

Quel “no” è un pugno nello stomaco per noi adulti. Perché non dice “i miei genitori non vogliono parlarne”. Dice “non ne parliamo”, come se fosse una responsabilità condivisa, un silenzio reciproco, una zona franca dove nessuno osa entrare.

Poi ho chiesto: “Perché avete deciso di partecipare a questa lezione?”

“Per avere più informazioni e confronto.”

Nel 2026, con internet a portata di click, con tutorial su YouTube per qualsiasi cosa, con l’intelligenza artificiale che risponde a ogni domanda, ai ragazzi mancano informazioni e mancano riferimenti.

Qui sta il paradosso della nostra epoca: possiamo accedere a una quantità infinita di contenuti, ma quella non è educazione affettiva né tantomeno educazione sessuale. Quella non è la realtà che i ragazzi vivono, in cui sentono paura, disagio, insicurezza.

Internet offre risposte, ma non dialogo. Mostra corpi perfetti, performance irrealistiche, dinamiche distorte. Non insegna il rispetto, non spiega le emozioni, non parla di consenso.

E soprattutto: chi li protegge se in casa di questi argomenti non se ne parla?

Il peso del non detto

C’è qualcosa che forse non stiamo considerando: meno si parla di sessualità, più il suo carico emotivo – bloccato, represso, negato – governa i comportamenti, le vite e le decisioni. Non solo dei singoli, ma dell’intera comunità.

Il silenzio non protegge, crea vuoti che vengono riempiti da informazioni sbagliate, vergogna, sensi di colpa.

Il non detto genera insicurezza, relazioni disfunzionali, incapacità di riconoscere e comunicare i propri bisogni.

Il silenzio, alla fine, fa male.

Allora mi chiedo: la nostra generazione cosa ha capito?

A parole sembriamo più sensibili, più attenti, più aperti delle generazioni precedenti. Parliamo di salute mentale, di body positivity, di inclusività. Eppure, nella vita reale, continuiamo a perpetrare con i figli le stesse mancanze e incomprensioni che abbiamo vissuto noi.

Perché?

Forse perché noi stessi non abbiamo mai ricevuto quella educazione. Forse perché la sessualità rimane un tabù anche per noi, nascosto dietro l’imbarazzo, la paura di dire cose sbagliate, l’idea che “tanto lo scopriranno da soli”.

Ma noi siamo quello che facciamo, non ciò che diciamo di fare.

E se continuiamo a non parlare, a evitare, a rimandare, stiamo facendo esattamente quello che i nostri genitori hanno fatto con noi.

L’urgenza di agire

Come presidente dell’associazione Sesto Senso APS, credo fermamente che sia fondamentale agire, non solo parlare. Metterci la faccia, condividere le nostre competenze, creare spazi di dialogo veri.

La mancanza di educazione affettiva e alla sessualità coinvolge certamente gli adolescenti, ma è un problema di cui siamo responsabili noi adulti.

Ne siamo davvero consapevoli?

E se la risposta è sì, allora la domanda successiva è inevitabile: cosa ci impedisce di agire?

Quella mattina in palestra ho visto 140 ragazzi desiderosi di capire, di imparare, di confrontarsi. Giovani che non hanno paura di fare domande difficili, se trovano adulti disposti ad ascoltarli senza giudicarli.

Questo è il cambiamento che possiamo agire: essere quegli adulti. Essere quei genitori, quegli insegnanti, quei riferimenti.

Non serve essere esperti. Serve essere presenti, onesti, disponibili.

Serve iniziare a parlare.

Perché il silenzio non è neutro. Il silenzio è una scelta. E ha conseguenze.


Se sei un genitore, un insegnante, un educatore e vuoi saperne di più sui progetti di educazione emotivo-affettiva, puoi contattare l’associazione Sesto Senso APS. Siamo disponibili per interventi nelle scuole, percorsi formativi per genitori e professionisti, e consulenze individuali.

Perché parlare di sessualità e affettività non è un tabù. È un atto di cura.

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L’importanza dell’ascolto attivo con i figli supera la puntualità.

Scopri perché ascoltare tuo figlio quando ti racconta qualcosa è più importante della puntualità. L’ascolto attivo crea relazioni solide e bambini felici.


Quando la puntualità incontra la genitorialità

Tengo alla puntualità, anche se ammetto di non essere sempre puntuale. Ma oggi ho riflettuto su un aspetto importante che raramente contempliamo nei nostri “piani per la puntualità”: la dimensione relazionale e l’importanza dell’ascolto attivo con i figli.

Non si tratta di organizzazione o di gestione del tempo. Si tratta di qualcosa che vive su un piano completamente diverso: il piano della relazione con i nostri figli.

Il momento irripetibile: quando tuo figlio si racconta

Esiste un evento prezioso e fugace come un fulmine: il momento in cui tuo figlio decide di raccontarsi. Non ce ne sarà mai uno uguale. Se lo perdi, non tornerà mai più con la stessa spontaneità, la stessa magia, la stessa apertura.

E qui nasce il conflitto: come si integrano il tempo e l’importanza dell’ascolto attivo con i tuoi figli?

Viviamo sempre di corsa, rincorrendo scadenze e impegni. Eppure, alla fine, viviamo di relazioni. E le relazioni hanno una caratteristica particolare: escono prepotentemente dai nostri calcoli, dal tempo cronologico, dalle previsioni, dai piani delle priorità quotidiane.

La scena che ogni genitore conosce

Sei già in ritardo. Hai la giacca in mano, le chiavi pronte, la mente già proiettata all’incontro che ti aspetta.

Ed ecco che tuo figlio arriva: “Ciao mamma! Sai che cosa ho da raccontarti?”

Lo dice in quel modo particolare che ti fa pensare: “FERMI TUTTI! E CHI SE LO PERDE QUESTO RACCONTO?”

Ma dall’altra parte c’è la voce razionale che sussurra: “Adesso no!”

E io cedo. Perché la relazione vince.

Educare attraverso l’ascolto attivo: un investimento per il futuro

Un genitore, scegliendo di diventare tale, sceglie anche di impegnarsi e investire tempo ed energie nella relazione con i propri figli. Non è automatico, come spesso sento dire, che “essendo tuo figlio lo conosci più di chiunque altro”.

La relazione necessita di tempo e di racconti.

Perché in quel racconto, qualunque sia l’argomento, c’è tuo figlio nella sua interezza:

  • I suoi pensieri
  • Le sue scoperte
  • Quello che pensa di sé stesso
  • La sua visione degli altri
  • Una marea di “cose” del suo mondo interiore

Il rischio del rimandare

Se rimandi, quella magia in cui vi nutrite a vicenda svanisce. La spontaneità si perde. Più rimandi e più vi perdete e vi allontanate – non necessariamente fisicamente, ma psichicamente.

E sai quale sarà il rischio più grande?

Che tuo figlio inizi a pensare che:

  • Non ne valga più la pena
  • Essere ascoltato è un’eccezione, non una normalità
  • Merita attenzione solo in certi momenti “giusti”

Non servono ore: bastano pochi minuti di presenza

Anticipo forse quello che stai pensando: non hai bisogno di ore. Si tratta davvero di pochi minuti di magia, soprattutto se inizi fin da subito a costruire questa abitudine.

All’appuntamento di quel giorno sono arrivata sette minuti più tardi.

Sette minuti in cui mi sono sentita:

  • Più viva
  • Piena di nuove energie, non solo per me ma anche per mio figlio
  • Più presente anche per la persona che ho incontrato dopo

Certo, non sarà sempre possibile. Ma è davvero prezioso per i nostri figli.

L’ascolto attivo: il regalo più grande per i nostri figli

In un mondo in cui le persone non si sentono ascoltate, attraverso l’ascolto attivo insegni a tuo figlio la cosa più importante: ad ascoltarsi.

Quando ti fermi ad ascoltarlo con interesse genuino:

  • Si riflette nel tuo sguardo incuriosito e non critico
  • Quel tuo sguardo diventerà il suo sguardo verso se stesso
  • Le tue domande interessate (senza pretendere risposte immediate) diventano un eco dentro di lui
  • Quell’eco, lavorando nel tempo, gli insegnerà a interessarsi a se stesso

Come costruire l’abitudine all’ascolto

Fai dell’ascolto interessato un’abitudine quotidiana.

È un investimento i cui frutti li vedrai nel tempo, ma che aiuterà tuo figlio a diventare un adulto:

  • Solido
  • Autonomo
  • Con un proprio senso critico
  • Capace di ascoltare se stesso e gli altri

Relazioni di qualità = Vita di qualità

Viviamo di relazioni. E la qualità delle relazioni che viviamo determina la qualità della nostra vita.

Credo che il desiderio di ogni genitore non sia tanto sapere cosa farà il proprio figlio, ma sapere se è felice nel fare ciò che fa.

La felicità si costruisce un pezzo alla volta

La felicità, per essere solida, va costruita un pezzetto alla volta nel tempo, con:

  • Impegno
  • Costanza
  • E, soprattutto all’inizio, disciplina

Perché ecco la verità: un figlio ascoltato ha un genitore che prima di tutto ascolta se stesso.

La rivoluzione dell’ascolto inizia da noi

Questa è la rivoluzione più potente che possiamo fare. E dipende esclusivamente da noi.

Non serve essere genitori perfetti. Serve essere genitori presenti.

Genitori che sanno che a volte sette minuti di ritardo non sono un problema, ma una scelta d’amore.

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“Mio Figlio Non Mi Ascolta”: Come Trasformare la Relazione Genitore-Figlio

Quando i Figli Non Ascoltano: Il Lamento dei Genitori

“Mio figlio non mi ascolta mai!”

Quante volte ho sentito questa frase nei miei colloqui con i genitori. Segue sempre un lungo elenco di lamentele:

  • “Non studia”
  • “Non rispetta le regole”
  • “È sempre attaccato al telefono”
  • “Non mi racconta nulla della sua vita”
  • “Sembra che mi eviti”

La frustrazione è palpabile, reale, comprensibile. Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo, quello per cui nessuno ci dà un manuale e per cui non esistono corsi di formazione obbligatori. Eppure, dietro ogni lamentela si nasconde una dinamica che raramente guardiamo davvero in faccia.

L’Esperimento Mentale: Come Reagiresti Tu alla Critica Costante?

Fermati un momento e prova questo esperimento mentale: immagina che qualcuno ti critichi costantemente. Ti dice che non fai mai nulla per bene, che potresti impegnarti di più, che sei deludente, che non soddisfi le sue aspettative. Questa persona ti fa notare ogni tuo errore, ti ricorda quanto ha fatto per te, quanto si è sacrificata.

Ora rispondi onestamente: come ti predisporresti a questa relazione?

Avresti voglia di aprire il cuore a questa persona? Di condividere i tuoi segreti, le tue paure, i tuoi sogni? Ti sentiresti compreso e accettato, oppure sulla difensiva e giudicato?

La risposta è ovvia, eppure spesso non la applichiamo al rapporto con i nostri figli.

Il Pensiero Tossico: “Mio Figlio Mi Deve Qualcosa”

Uno dei pensieri più tossici nella genitorialità è questo: “Mio figlio mi deve qualcosa.”

Ci ripetiamo che abbiamo fatto sacrifici, che abbiamo rinunciato a cose per loro, che meritiamo la loro gratitudine e il loro rispetto. Ma questa è una trappola emotiva pericolosa.

La Verità Scomoda: I Figli Non Ci Devono Nulla

I nostri figli non ci devono nulla. Non hanno scelto di nascere, non hanno firmato un contratto in cui si impegnavano a essere sempre grati per ogni nostra rinuncia. Sono venuti al mondo senza il nostro permesso, e il nostro ruolo è amarli incondizionatamente, non presentare loro il conto delle nostre fatiche.

Quando partiamo dal presupposto che ci devono qualcosa, ogni loro comportamento che non corrisponde alle nostre aspettative diventa un tradimento, un’ingratitudine. E da qui nasce la critica, il rimprovero, il giudizio.

La Critica: Il Veleno della Relazione Genitore-Figlio

La critica è il veleno più sottile che possiamo iniettare in una relazione. Non è educativa, non insegna, non migliora. Crea solo sofferenza, sensi di colpa e distanza emotiva.

Criticare la Persona vs Criticare il Comportamento

Quando critichiamo un figlio, non stiamo educando il comportamento: stiamo attaccando la persona. La differenza è abissale:

  • ❌ “Sei sempre disordinato” ≠ ✅ “La tua stanza è disordinata”
  • ❌ “Non capisci mai niente” ≠ ✅ “Questo concetto è difficile da comprendere”

L’Impatto Psicologico della Critica sui Bambini

Le critiche che riceve un bambino si radicano nella sua psiche come verità assolute su chi è. Non sono opinioni temporanee su quello che fa, ma giudizi permanenti su quello che vale. E questi giudizi li porterà con sé per tutta la vita, sussurrandogli all’orecchio che:

  • Non è abbastanza
  • Non va bene
  • Deve guadagnarsi l’amore

Esercizio di Consapevolezza Genitoriale: Torna al Tuo Bambino Interiore

Ecco un esercizio potente che può trasformare radicalmente il tuo approccio genitoriale:

Parte 1: Ricorda la Critica

Siediti in un posto tranquillo e torna indietro nel tempo. Torna a quando eri bambino o adolescente.

Ricorda un momento specifico in cui un tuo genitore ti ha criticato aspramente. Non importa se le sue ragioni erano giuste o sbagliate. Concentrati solo su come ti sei sentito in quel momento.

Domande di riflessione:

  • Che sensazioni avevi nel corpo?
  • Cosa provava il tuo cuore?
  • Che pensieri ti passavano per la testa?
  • Avevi voglia di avvicinarti a quel genitore o di allontanarti?
  • Ti sentivi compreso o giudicato?
  • Quella critica ti ha davvero aiutato a migliorare o ti ha solo fatto sentire inadeguato?

Parte 2: Ricorda l’Accettazione

Ora ricorda un momento in cui ti sei sentito davvero visto, accettato e amato da un genitore, anche se non eri perfetto.

Domande di riflessione:

  • Come cambiava la tua disposizione verso quella persona?
  • Quanto più facilmente ti aprivi e condividevi?
  • Come influenzava il tuo comportamento sentirti accettato?

Questo esercizio non è solo un viaggio nostalgico. È un ponte di empatia tra te genitore e te figlio. È il modo più diretto per capire cosa prova tuo figlio quando lo critichi.

Il Segreto per una Relazione Genitoriale Trasformata

Qui sta il segreto che può trasformare la tua relazione familiare: smetti di criticare e vedrai apparire un figlio che non sapevi di avere.

Non è magia, è neurobiologia.

Cosa Succede nel Cervello Quando Elimini la Critica

Quando elimini la critica costante, il sistema nervoso di tuo figlio smette di essere sempre in modalità difensiva. Il cervello può finalmente rilassarsi e mostrare la sua vera natura, invece di essere sempre in allerta per il prossimo attacco.

I bambini e i ragazzi sono naturalmente inclini a:

  • Connessione
  • Condivisione
  • Collaborazione

Ma tutto questo si blocca quando si sentono giudicati e non accettati. È come se la critica costruisse un muro invisibile tra voi, un muro che cresce mattone dopo mattone, critica dopo critica.

Come Comunicare Efficacemente con i Figli: Il Coraggio del Cambiamento

Cambiare il nostro modo di relazionarci con i figli richiede coraggio:

  • Il coraggio di mettere in discussione i metodi che abbiamo ricevuto
  • Di ammettere che forse stiamo sbagliando qualcosa
  • Di essere vulnerabili invece che autoritari

Ma il premio è immenso: una relazione autentica, basata sulla fiducia invece che sulla paura, sull’amore invece che sul controllo.

Cosa Hanno Davvero Bisogno i Tuoi Figli

I tuoi figli non hanno bisogno di un genitore perfetto. Hanno bisogno di un genitore che:

  • Li veda davvero
  • Li accetti profondamente
  • Li ami incondizionatamente

Hanno bisogno di sapere che il tuo amore per loro non dipende dalle loro prestazioni, dai loro voti, dal loro comportamento.

Strategia Pratica: Il Prossimo Passo

La prossima volta che senti salire la critica:

  1. Fermati
  2. Respira
  3. Ricorda come ti sentivi tu quando eri dall’altra parte
  4. Scegli un approccio diverso

Non è facile, ma è possibile. E quando vedrai tuo figlio fiorire in un ambiente di accettazione invece che di giudizio, capirai che questa è stata una delle scelte più importanti della tua vita di genitore.

L’Amore Incondizionato Come Base Educativa

Perché ogni bambino merita di crescere sapendo di essere amato per quello che è, non per quello che fa. E ogni genitore merita di sperimentare la gioia di una relazione libera dal peso del giudizio.


Vuoi migliorare la comunicazione con tuo figlio? Lascia un commento e condividi la tua esperienza. Costruire relazioni genitoriali autentiche è un percorso che facciamo insieme.

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