L’eco ancestrale di essere abbastanza.

In una società che incessantemente ci spinge verso l’alto, alimentando un senso di perenne insoddisfazione, il sentire di essere abbastanza é una vera e propria conquista, una faticosa risalita verso la superficie. 

Sembra che non importi a nessuno quanto corri, quanto ti impegni, quanto raggiungi: c’é sempre una voce pronta a ricordarti che non sei abbastanza brava, non sei abbastanza efficiente, non sei abbastanza realizzata.

E poi accade che un mattino come tanti, ti svegli con la luce del sole che filtra dalle finestre chiuse, senti le risate dei figli che scherzano dalla loro camera, respiri profondamente e senti che qualcosa si scioglie. Ti senti felice, soddisfatta, in pace. 

In quell’attimo sospeso, realizzi che non hai bisogno di altro anche se hai la sensazione che una parte di te si senta in colpa.

E se questo bastasse? E se, semplicemente, fossi già abbastanza?  Il peso di quell’incessante “devo fare di più” ha iniziato a sciogliersi, lasciando spazio a una dolce consapevolezza.

Hai mai notato come una sola parola possa ridefinire la tua realtà? “Abbastanza” non è una limitazione, anzi. È la serena accettazione che c’è esattamente ciò di cui hai bisogno, qui e ora. Abbastanza tempo per ciò che conta veramente. Abbastanza risorse per vivere con dignità. Abbastanza amore da donare e ricevere. Abbastanza spazio per respirare.

E quando ti sorprendi a stringere troppo forte le redini dei tuoi impegni, delle tue aspettative, del tuo bisogno di controllo, fermati e sussurra a te stessa: “Basta così”. E senti le tensioni allentarsi.

Ciò che amo profondamente del “basta” è il suo eco ancestrale, il suo legame con il femminile sacro. 

Nelle culture indigene, infatti, spesso erano le donne a sancire il limite, a dichiarare quando era “basta” con la caccia, con lo sfruttamento della terra, con i conflitti. Sapevano riconoscere la fine di un ciclo, la saggezza insita nel lasciare andare, nel dire: “È abbastanza. Non serve altro”.

E la magia più sorprendente? Nel preciso istante in cui credi con tutta te stessa che c’è abbastanza, un’ondata di abbondanza inizia a fluire nella tua vita. La natura stessa risponde all’energia della sufficienza, non a quella della scarsità. È come se l’universo, sentendo la tua fiducia, si aprisse a mostrarti le infinite risorse già presenti.

Ecco un esercizio che puoi fare.

La prossima volta che senti quella morsa del “non abbastanza” – che sia tempo, energia, denaro – fermati un istante. Porta la mano al cuore e ripeti con convinzione: “E’ abbastanza. Ho abbastanza. Sono abbastanza”.

Osservate cosa accade nel vostro corpo. Dove sentite questa affermazione risuonare? Cosa si apre? Quali nuove possibilità iniziano a intravedersi? 

Le neuroscienze ci confermano che il nostro cervello è un instancabile cercatore di conferme. Se credi nella scarsità, troverai prove ovunque. Ma quando scegli di credere nella sufficienza, ecco che l’abbondanza, che era lì da sempre, inizia a manifestarsi nella tua percezione.

La verità, amica mia, è che il nostro strumento più potente non risiede nella fare incessantemente o nella fretta affannosa, ma nella capacità di riposare nella consapevolezza che ciò di cui hai veramente bisogno è già in cammino verso di te.

C’è abbastanza tempo per ciò che conta.

C’è abbastanza amore intorno a te.

C’è abbastanza successo per ognuna di noi, senza bisogno di sgomitare.

E soprattutto sei abbastanza per affrontare questo preciso momento, con tutte le tue risorse uniche e preziose.

Cosa cambierebbe nella tua vita se ci credessi davvero? Ascolta il canto del tuo “basta”, perché in quel suono delicato risiede una forza immensa, la forza di essere pienamente, meravigliosamente te stessa.

MI MANCA COME STAVO CON LUI.

“Mi manca come era stare con lui!”

“Mi manca come ero io quando stavo insieme a lui, come mi faceva sentire, come stavamo bene insieme.”

Quando una storia finisce ti senti come se un pezzo di te ti fosse stato strappato via, lasciando un vuoto difficile da colmare. Vai avanti, certo, la vita ci spinge a farlo e siamo programmati per andare avanti. Trovi la forza, a modo tuo, di affrontare le giornate, di riprendere in mano i fili interrotti. Ma spesso, nel silenzio dei pensieri, serpeggia una malinconia sottile, la mancanza di come stavi con lui.

Non sorridi più con la stessa spensieratezza, quell’entusiasmo contagioso sembra essersi affievolito, la vitalità di un tempo appare un ricordo lontano. Semplicemente, stai andando avanti.

Ti sei mai chiesta cosa ti manca davvero? È solo la sua presenza fisica, le sue abitudini, la sua voce? O c’è qualcosa di più profondo, di più intimo?

Le persone con cui scegliamo di condividere un tratto del nostro cammino agiscono come specchi potenti.

Riflettono parti di noi che magari non sapevamo di possedere, ci spingono a esplorare territori inesplorati della nostra anima. Quando amiamo e ci sentiamo amate, fioriscono in noi qualità, energie, talenti che non riconosciamo come nostri semplicemente perché inespressi.

Ecco che quando quella persona non c’è più, non è tanto la sua assenza in sé a farci soffrire, quanto la mancanza di come quella persona ci faceva sentire. Ci manca quella versione di noi stesse che quella relazione aveva saputo risvegliare. Sentiamo la mancanza di noi, di tutte quelle parti luminose che non sapevamo di avere, di quelle energie vibranti che non credevamo di possedere.

Ed è qui, proprio in questo punto di consapevolezza, che si apre una nuova, straordinaria possibilità. Quelle parti di voi non sono scomparse con la fine della relazione.

Sono ancora lì, dentro di te, in attesa di essere riconosciute e nutrite. Sono emerse perché si sentivano amate, desiderate, pensate. E ora, avete l’opportunità di rivolgere quell’amore, quella cura, quella considerazione a te stessa.

Ringrazia quella persona e quella relazione, anche se il dolore è ancora vivo. Ringraziali per averti mostrato chi potresti essere quando ti senti amata. Quel potenziale è ancora in te.

E ora è il momento di intraprendere un nuovo viaggio.

Puoi iniziare chiedendoti:

  • Quali abilità hai tirato fuori in quella relazione? Rifletti sulle tue risorse, sui talenti che hai scoperto o affinato durante quel periodo. Eri più paziente? Più creativa? Più sicure di te? Annota tutto ciò che ti viene in mente.
  • Pensa a come potresti applicare quelle qualità ritrovate in altri ambiti della tua vita: il lavoro, le amicizie, i progetti personali.
  • Individua quali erano i gesti, le parole, le attenzioni che ti facevano sentire speciale. Come puoi offrirti quelle stesse cose adesso?
  • Riconosci i tuoi bisogni emotivi, di supporto, di compagnia. Come puoi trovare nuovi modi per soddisfarli?
  • Ogni esperienza, anche dolorosa, porta con sé un insegnamento prezioso. Quali sono le lezioni che puoi trarre da questa relazione finita? Cosa cerchi veramente in un legame affettivo?

Il dolore è un passaggio naturale, ma non deve oscurare la luce che è in te. Abbi cura di te, con la stessa dolcezza e attenzione che forse un tempo rivolgevi a un altro. Inizia a sorridere a quella meravigliosa persona che sei, con la consapevolezza di una forza interiore che nemmeno immaginavi di possedere.

Tu sei quell’amore che cerchi nell’altro/a.

IL PROFUMO DELL’ATTESA.

Qualche giorno fa ho pensato di ripulire i vasi del balcone di casa, c’erano diverse erbe spontanee e con l’occasione ho comprato della terra fresca e dei semi da piantare.

Fare giardinaggio è una di quelle attività che mi mette quiete. Sarà il sole, il cinguettio degli uccelli, il tepore primaverile, tutto mi fa sentire in pace, a casa.

Ho deposto i semi con cura quasi come a seguire un rituale che mi ha regalato un inatteso senso di serenità che mi sono accorta mancare in questo periodo piuttosto frenetico. Ogni mattina, il rito si ripete: l’acqua fresca che penetra la terra scura, nutrendo il potenziale nascosto. Ed è in questo semplice gesto che si insinua un’emozione duplice, un sussurro che mi riporta indietro nel tempo.

C’è la gioia sottile dell’attesa. È la stessa trepidazione che provavo da bambina la notte prima di un’occasione speciale.

Ma c’è anche, inevitabilmente, l’ombra fugace dell’impazienza. Quella vocina interiore, eco lontana dei capricci infantili, che vorrebbe accelerare il tempo, spiare sotto la terra per assicurarsi che l’attesa non sia vana.

Riconosco quella sensazione. È la stessa che vedevo negli occhi curiosi di mio figlio quando piantava i suoi primi fagioli magici, scrutando il vaso ogni ora, deluso dalla lentezza del germoglio. È la nostra parte bambina, quella che fatica a comprendere i ritmi lenti e misteriosi della natura, quella che anela al risultato immediato, alla gratificazione istantanea.

E qui in questo piccolo angolo verde del mio quotidiano, trovo la metafora di un’altra pratica, che come un seme richiede cura e pazienza: la meditazione. Ogni giorno mi siedo, chiudo gli occhi e porto l’attenzione al respiro e nutro la mente proprio come l’acqua nutre i semi. Inizialmente, nulla accade. La mente può sembrare ancora agitata, i pensieri danzano come polvere nel sole. Ma in quell’atto costante di “annaffiare” la mia interiorità, di riportare gentilmente l’attenzione al presente, sto nutrendo la quiete, sto ripulendo lo spazio interiore lasciando andare via tutto quello che non mi serve.

Non vedo subito i risultati, proprio come non vedo il germoglio il giorno dopo aver piantato il seme. Ma so, intimamente, che questo prendersi cura, questa dedizione silenziosa, sta costruendo qualcosa di prezioso. Sta radicando la serenità, sta preparando il terreno per una fioritura più grande.

Quante volte, nella frenesia delle nostre vite, vorremmo vedere subito i frutti dei nostri sforzi? Desideriamo risposte immediate, soluzioni rapide, la fioritura istantanea dei nostri progetti e dei nostri desideri. Ma la natura ci insegna una lezione fondamentale: la crescita è un processo graduale, un movimento lento e inesorabile che non può essere forzato. Tentare di accelerare i tempi, di “tirare” la piantina per farla crescere più velocemente, rischia solo di compromettere il suo sviluppo, di spezzare la sua vitalità.

Così è anche per la nostra pace interiore. Non possiamo pretendere di raggiungere la serenità con uno sforzo improvviso e violento. Richiede costanza, gentilezza verso noi, la capacità di nutrire la nostra interiorità giorno dopo giorno, accettando i tempi lenti e misteriosi della trasformazione.

Guardando i miei vasi, so che arriverà il giorno in cui timidi germogli faranno capolino dalla terra. Sarà una piccola gioia, un segno tangibile della mia cura e della pazienza. Ma la vera magia risiede in questo momento presente, nell’atto di annaffiare con fiducia, sapendo che anche se nulla è ancora visibile, la vita sta silenziosamente compiendo il suo corso.

Siamo capaci di nutrire e aspettare? Quanto sei disposta a fidarti del processo?

Che cosa stai coltivando in questo momento nella tua vita? (Progetti, relazioni, aspetti di te che stai cercando di sviluppare).

Come ti senti di fronte all’attesa dei risultati? Riconosci in te quella parte “bambina” impaziente?

In quali momenti della tua vita hai sperimentato la bellezza e la saggezza di un processo lento e graduale? Cosa ti ha insegnato quell’esperienza?

Quali piccoli gesti quotidiani compi per “annaffiare” la tua serenità interiore?

NO, NON SEI SBAGLIATA!

Tutto quello che accade dentro di te è giusto e ha senso, non è sbagliato e non c’è nulla di sbagliato in te.

Ho perso il conto delle volte che ripeto questa frase ad ogni donna che incontro ma è davvero importante che ciascuna lo sappia e lo ripeta ogni volta che ne sente il bisogno.

Perché?

Perché non possiamo non considerare la parte subconscia che è circa il 95% di noi che a nostra insaputa sta creando le cose che ritiene buone, giuste e rilevanti per noi, per la nostra incolumità fisica, per proteggerci e consentirci di sopravvivere su questa terra.

Il problema è che a questa parte consistente di noi sono arrivati dei comandi durante gli anni della nostra infanzia che non sono quelli che vuoi oggi con la consapevolezza e l’esperienza che hai fatto.

Se dunque vuoi qualcosa di diverso devi cambiare il programma  e non la macchina su cui è stato installato il programma.

Quando cerchiamo di cambiare se ci fai caso, pensiamo subito ad adottare comportamenti diversi mantenendo però la stessa identità.

Pensa a quando vuoi rimetterti in forma, sei sempre la stessa pigra e incostante che ama le comodità che cerca con la sola forza di volontà di fare movimento e le costa tantissimo, per questo motivo a breve smetterà di fare allenamento perché, appunto, è pigra e incostante.

Oppure pensa a quando vorresti essere più sicura di te ma ogni volta che provi a comportarti diversamente ti costa tanta fatica perché sei, appunto, la solita insicura e imbranata e non appena quel comportamento che hai deciso di attuare per uscire dalla tua insicurezza non funziona perché non porta i risultati sperati ecco che smetterai.

Se invece cambi identità agirai sul tuo sentire, la differenza ti sembrerà sottile ma credimi che sarà potente.

Se domani mattina ti svegliassi e fossi una persona in forma che si prende cura del proprio corpo, quali comportamenti e azioni assumeresti? Quali nutrienti sceglieresti? Come si svolgerebbero le tue giornate?

Le nostre scelte azioni e comportamenti contribuiscono a determinare ciò che siamo, va da sé che se sono una persona in forma che ha un corpo tonico, devo necessariamente dedicare del tempo all’esercizio fisico, perché un corpo tonico non si fa da sé, può essere una camminata veloce di 30 minuti ogni mattina, una corsa o degli esercizi brevi ad alta intensità, qualsiasi attività fisica andrà bene.

Se da adesso tu fossi una persona sicura di te, che cosa faresti come prima cosa? Come ti muoveresti? Quale sarebbe la prima azione concreta che metteresti in atto?

Prima devi sentirti in un determinato modo e poi agisci di conseguenza perché tutti agiamo in maniera coerente con chi pensiamo di essere.

E se non so come ci si sente sicuri di se? Immagina! Cerca ispirazione tra le persone che frequenti.

Quando eravamo piccoli eravamo dei maestri in questo gioco: “facciamo finta che siamo …?”

Quindi se fai fatica a cambiare abitudini chiediti con chi ti stai identificando perché se non sei coerente con i comportamenti che vuoi assumere non otterrai il cambiamento desiderato.

Produci l’effetto e la causa arriverà perché simulare ciò che vuoi dipende solo da te.

Parti dal risultato finale, crea l’effetto e vedrai che cominceranno ad arrivare le cause per sostenere il risultato che desideri.

Il nostro cervello non distingue tra esperienza vera o simulata.

Vivi come se, immagina l’obiettivo come se l’avessi raggiunto e le cause che ti porteranno a quell’biettivo arriveranno.

Crea le abitudini coerenti con il programma che vuoi installare sulla tua macchina e lei ti condurrà esattamente dove le hai indicato.

Riprogramma la macchina perfetta che sei.

P.s. nella foto uno splendido esempio di caparbietà e meraviglia della natura. Una pianta di fico nel parco archeologico di Baia a Bacoli (NA) che cresce rigogliosa alla rovescia affondando le sue radici nella volta di pietra antica in una delle strutture delle terme di Mercurio. Avrebbe dovuto seguire tutt’altre regole ma ha preferito seguire la luce piuttosto che non crescere e restare chiuso nella pietra.

MAI AVREI IMMAGINATO IL SUO COMPORTAMENTO!

Può capitare che nella vita incontri persone a cui dai fiducia, con cui crei anche relazioni profonde personali o professionali e poi ad un tratto ti feriscono o spariscono nel silenzio, ti voltano le spalle, scappano.

E questo ti tocca le corde della tua capacità di giudicare e valutare (“ok di questo mi posso fidare, via libera! Oppure no di questo non mi fido, non mi piace, gli sto alla larga”).

Quindi non solo ne esci delusa, arrabbiata, triste, ma anche più FRAGILE, ti senti totalmente indifesa perché se le tue abilità di discernere han fatto cilecca cosa ti rimane?

E così non ti fidi più di TE perché non sei stata capace di prevedere e non ti fidi più degli ALTRI perché ti hanno fregata!

E inizia il ping pong tra le parti insoddisfatte e arrabbiate che ti vorrebbero realizzata, amata e serena e le altre parti che hanno paura e si sentono fragili e abbandonate e tu resti BLOCCATA.

Ciò che ti sta capitando è importante perché ti dà l’occasione di stare nella sensazione di non ottenere ciò che tu vuoi.

“Ma io ci sto! E pure da anni! Adesso non ne posso più!” (tu potresti pensare)

NO tu non ci stai. Tu vuoi scappare, ti arrabbi, spesso giudichi e ti continui a dire che non è possibile, non l’accetti oppure ti dici che lo devi dimenticare e questo non vuol dire STARE nella sensazione ma vuol dire COMBATTERE e finché combatti soffri e più soffri anche in termini di tempo e più questo indica che devi ancora superare la fase dell’egocentrismo infantile in cui pensi che il mondo si debba piegare a ciò che desideri TU.

NON STO MICA CHIEDENDO LA LUNA!! Potresti dire..

Il fatto è che

  • VIVI CHIEDENDO a te stessa, agli altri, a Dio, al mondo, all’Universo

e non

  • CHIEDI VIVENDO te stessa, gli altri, Dio, il mondo, l’Universo intorno a te.

Puoi cercare di capire come mai sei così sensibile al rifiuto, che cosa aggancia in te?

Puoi stare dentro a questa sensazione e sviluppare la capacità di vedere il rifiuto come una cosa naturale della vita perché le persone sono libere di avvicinarsi o allontanarsi da te, i sentimenti possono non corrispondere.

ANCHE ALL’IMPROVVISO?

Si anche come un fulmine a ciel sereno. Perché tu non sei nella sua mente non conosci i suoi pensieri, non hai la sua storia.

Così potrai diventare forte e sarai in grado di reggere maggiormente alla frustrazione di non ottenere ciò che la tua mente desidera.

Ogni persona o accadimento della vita ha un dono da regalarti e non sempre è ciò che vorresti.

A volte il dono è proprio quello di farti vedere che stai vivendo in funzione di un tuo desiderio (di amore, famiglia, casa, lavoro, soldi..) che non è la realtà!

E’ un’occasione e non una fregatura perché ti sta indicando che il nodo centrale del tuo blocco ha radici profonde in una ferita che riguarda la FIDUCIA.

FIDUCIA IN TE STESSA E NELLA VITA.

Finché non ti prenderai cura di coltivare in te una sana fiducia, le cose non avverranno.

E hai bisogno di cura e tempo perché devi recuperare una relazione che hai trascurato da tempo.

Se pensi che sia arrivato il momento di fare una svolta di questo tipo ma non vuoi farla da sola, la possiamo fare insieme.

Puoi candidarti alla Chiamata di Svolta Gratuita di 30 minuti, mi prendo del tempo con te perché so che il mio percorso non è per tutti, è impegnativo, dà moltissimi risultati però è solo per un certo tipo di persone.

In questo modo potremo conoscerci, definire la tua situazione attuale, vedere se possiamo lavorare bene insieme e soprattutto capire se posso esserti d’aiuto per raggiungere ciò che davvero desideri.

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VORREI ESSERE PIU’ SICURA!

“Vorrei diventare una persona più sicura, migliore di come sono.

Mi piacerebbe parlare in pubblico senza tanti patemi.

Vorrei non essere sempre in ansia quando devo prendere decisioni, vorrei non avere sempre quella sensazione di sbagliare.”

Mi capita molto spesso di ascoltare queste frasi nel mio lavoro.

Direi che acquisire più sicurezza in se stessi è la cosa che più mi viene chiesta dai clienti.

Siamo perseguitati da questa mania di confronto tra noi e gli altri o tra noi ed un’immagine ideale che abbiamo di noi.

In natura non esiste il confronto (pensa se un cane si paragonasse ad un gatto o ad un altro cane) perché esiste la BIODIVERSITA’ che è un valore che però noi esseri umani non consideriamo.

Fin da piccoli ci abituano al confronto.

Il confronto ti fa vivere con il senso di paura di trovare sempre qualcuno meglio di te e quindi, oltre a non esistere in natura, ti fa stare anche male.

Da dove arriva l’insicurezza? Spesso mi capita di ascoltare frasi del tipo : “Sono sempre stata insicura.”

Per poter affermare una frase del genere, tra l’altro pronunciata in maniera tutt’altro che insicura, vuol dire che qualcuno deve averti giudicato insicura più volte.

Non nasciamo insicuri bensì impari ad esserlo!

Un bambino quando impara a camminare o a parlare non è insicuro, mentre impara a conoscere il mondo non è insicuro.

Può capitare quindi che ti creino una realtà, in famiglia o a scuola, in cui tu sei insicura.

Quante volte i genitori parlano dei loro figli ad altri adulti in loro presenza quasi come se non fossero presenti.

I bambini assorbono le parole e gli atteggiamenti dei genitori.

Se per anni quindi sei stata insicura non puoi pretendere di tornare ad essere la persona sicura che eri in un batter d’occhio.

Sarebbe come pretendere di correre 10 Km senza aver mai fatto attività fisica.

Non è quello che dobbiamo fare che cambia le cose ma è quello che facciamo.

Se vuoi essere diversa da ciò che sei è necessario un lavoro.

A volte ascolto frasi come “ Sono una persona insensibile, rigida, abitudinaria…”

Esistono diversi modi per cambiare queste situazione, esistono diversi strumenti per aprire il nostro cuore, ma non li usiamo e questo aumenta il senso di frustrazione perché ti continui a sentire inadeguata perché non ci riesci.

E’ un allenamento continuo e costante.

Ogni lavoro inizia con la CONSAPEVOLEZZA.

Anche quando pensiamo: “Come faccio a far capire a mio marito che dovrebbe cambiare? Che non dovrebbe sgridare i figli?”

Non possiamo cambiare nessuno ma possiamo mostrare una realtà e favorire la consapevolezza in lui/lei e l’unico modo per farlo davvero è essere più consapevoli.

Non riesco a cambiare!

Lavorando sui blocchi emotivi non è raro parlare con persone che riferiscono di conoscere bene i loro problemi e nonostante la volontà di cambiare restano lì.

Come se girassero in un labirinto di specchi dove l’eccesso della visione di se impedisce di vedere l’uscita.

In genere sono persone controllate, molto razionali, intelligenti e spesso con uno sbilanciamento marcato tra la parte mentale e la parte emotiva.

La prima è predominante rispetto alla seconda che viene svalutata e lasciata in disparte.

La parte mentale e razionale ingabbia letteralmente la parte emotiva.

“ Si so qual è il mio problema ma le ho provate tutte e non so più che strade prendere, che cosa posso fare?”

Le persone razionali, sono persone spesso pratiche e proiettate all’esterno, ma nell’interno l’inconscio parla un’altra lingua: il fare si risolve in una comprensione di concetto ma non arriva a compiere il processo di trasformazione.

Le cause possono essere diverse, possono risalire al voler essere visti e quindi attribuire grande valore ai risultati esteriori.

Ad una vita dedicata alla preparazione, allo studio ma poco alla vita.

Chi ha dovuto prendere il posto dei genitori e assumere un ruolo non adatto alla sua giovane età.

A volte il “voler cambiare” diventa uno stile di vita nel quale ci si abitua all’insoddisfazione cronica perché a livello inconscio esistono vantaggi e comodità a cui non si vuole rinunciare.

Si può voler rivolgere l’attenzione su di se, l’apprensione di chi ci sta intorno e questo copione non facciamo che ripeterlo costantemente a volte fin da piccoli con strategie differenti.

Le persone troppo mentali restano fissate sui problemi e restano impantanate per paura di esplorare fuori dal conosciuto.

Se so di conoscere il mio problema senza sapere come risolverlo significa che non lo conosco proprio bene o non lo guardo in modo efficace e quindi dovrò utilizzare un nuovo atteggiamento, una nuova visione.

I disagi interiori non si curano cercando di sforzarsi di correggerli e capire ma imparando a integrare i propri lati nascosti.

Per questo diventa fondamentale allenare la consapevolezza e la percezione di se stessi, sullo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

Dare spazio agli stati d’animo senza sottrarci cercando la spiegazione e il ragionamento ci aiuterà a connetterci alla loro funzione.

Foto di Matthew Henry di Burst

L’origine della paura

Esistono due modi di reagire alla paura : cercare il potere e il controllo (mi armo e cerco un sistema per proteggermi), oppure ne comprendo a fondo l’origine.

Proviamo paura di ciò che non conosciamo e dunque comprenderne a fondo le origini ci consentirebbe potenzialmente di sciogliere le nostre paure e dunque sembrerebbe il comportamento più logico.

Perché allora spesso preferiamo non guardare? Preferiamo evitare e difenderci piuttosto che fermarci a ragionare.

 In questo modo alimentiamo il sentimento di paura e sofferenza e spesso crediamo di soffrire di meno se condividiamo il nostro malessere (mal comune mezzo gaudio!).

Parlare di un argomento che genera ansia e preoccupazione non fa che rinforzarlo e richiamando continuamente il pensiero alla nostra mente.

La paura ci rende ottusi, non può esistere vera intelligenza se diamo spazio alla paura.

Questo è un concetto dimostrato dalla neurologia perché la paura ci mette in uno stato di difesa, lo stato di difesa disattiva tutte le parti del cervello utili alla creazione ed entriamo in un sistema di attacco-fuga che ci rende meccanici e fa si che le nostre reazioni siano estremamente semplici: tu attacchi e io reagisco.

La paura è un agente che sviluppa un’ottusità che se protratta nel tempo può diventare molto grande.

Pensi ancora che sia utile scappare? Farsi tormentare dai pensieri  senza riflettere sulla loro origine? Credi ancora che sia strategico tenersi impegnati “così non ci penso” oppure alimentare con la lamentela?

Quanto ci costa credere di non aver tempo di fermarci un attimo? Quali risultati ci porta continuare a correre e comportarci meccanicamente invece di utilizzare l’intelligenza che ci caratterizza?

Foto di
Dave Salter di
Burst